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Cosa sono i token? Significato, tipologie e come funzionano

Scopri cosa sono i token, come funzionano e quali tipologie esistono. Una guida semplice al loro significato e alle applicazioni nella blockchain e nella finanza digitale.

Cosa significa token?

Token può indicare cose diverse

Cos’è un token digitale?

Come funziona un token

1. Definizione del bene o del diritto

2. Definizione delle regole

3. Emissione

4. Assegnazione e trasferimento

5. Gestione lungo il ciclo di vita

Token fungibili e token non fungibili: facciamo chiarezza

Token fungibili

I non fungible token (NFT)

Le diverse tipologie di token

Token e Criptovalute: qual è la differenza?

Un esempio pratico

Quali vantaggi possono offrire i token

Quali rischi bisogna considerare

Iniziare con i Token: fallo con Fleap

La tokenizzazione degli asset finanziari è una opportunità, sia per gli investitori che per le aziende: permette di superare i confini del mercato nazionale, velocizzare le operazioni e soprattutto ottenere maggiore trasparenza e sicurezza nelle transazioni. Per capire esattamente come funziona il processo di tokenizzazione degli asset è importante fare un passo indietro e comprendere cosa è un token.Quando si parla di asset finanziari e di blochckanin spesso si tende a fare confusione con le criptovalute; questi sono strumenti che, per quanto affondino le radici nella stessa tecnologia, sono differenti. Per aiutarti a comprendere meglio cosa si intenda per tokenizzazione degli asset e come questa si differenzi dalle criptovalute come Bitcoin, in questo articolo ti parleremo di un concetto che sta alla base di questi processi: oggi ti spiegheremo nel dettaglio cos’è un token.

Chiarire il significato di token non è semplice, anche perchè “token” è una parola polisemica, un termine che dentro raccoglie diversi significati e diverse accezioni, questo è di sicuro causa della confusione. Nel linguaggio tecnologico e finanziario, un token può rappresentare l’accesso a un servizio, un’unità scambiabile, la proprietà di un oggetto digitale oppure i diritti collegati a uno strumento. Per capire che cosa “vale” davvero un token non basta quindi guardare il nome o la tecnologia: bisogna verificare che cosa rappresenta, quali diritti attribuisce e quali regole ne disciplinano emissione e trasferimento.

La parola token viene usata almeno in quattro contesti differenti:

• autenticazione: un codice o dispositivo che consente di accedere a un servizio o autorizzare un’operazione;

• intelligenza artificiale: una porzione di testo elaborata da un modello linguistico;

• blockchain e DLT: un’unità digitale registrata su un sistema distribuito;

• finanza: una rappresentazione digitale che può essere collegata a un’attività, a un diritto o, in determinati casi, a uno strumento finanziario.

Questo articolo si concentra soprattutto sui token registrati su blockchain o altre tecnologie a registro distribuito, con particolare attenzione alla differenza tra token generici, cripto-attività e strumenti finanziari digitali.

L’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano ha definito il token nel seguente modo: “Un’informazione digitale, registrata su un registro distribuito, univocamente associata a uno e un solo specifico utente del sistema e rappresentativa di una qualche forma di diritto: la proprietà di un asset, l’accesso a un servizio, la ricezione di un pagamento, e così via”. Ma quindi cos’è esattamente un token? Un token può essere considerato come una rappresentazione digitale di valore o diritti che si trova all'interno di una blockchain.  I token, a differenza delle crypto che sono progettate proprio come il denaro, come strumento di scambio, possono assumere diversi ruoli: possono essere una rappresentazione di beni fisici (opere d’arte, beni immobili o azioni), beni digitali, o diritti di voto.

Il funzionamento cambia in base al progetto, ma il ciclo può essere ricondotto a cinque passaggi.

Prima di creare il token bisogna stabilire che cosa rappresenta: accesso, credito, proprietà, quota, diritto economico o altra posizione.

Vengono stabilite le condizioni di emissione, possesso, trasferimento, eventuale rimborso e aggiornamento. Nei casi regolati entrano in gioco anche requisiti normativi, soggetti responsabili e controlli.

Il token viene generato e registrato sulla blockchain o sul registro DLT. L’emissione può avvenire tramite smart contract o altri sistemi applicativi.

Il token viene attribuito a un soggetto identificato attraverso un wallet, un conto o un’altra modalità prevista dall’infrastruttura. Gli eventuali trasferimenti sono registrati secondo le regole del sistema.

Un token può richiedere aggiornamenti, blocchi, cancellazioni, operazioni societarie, distribuzioni o verifiche. Per questo la qualità dell’infrastruttura conta almeno quanto la fase iniziale di emissione.

Poco fa hai letto che i token possono avere differenti ruoli, ma questo non significa che siano tutti identici.La prima grande distinzione che si può fare per comprendere al meglio l’utilizzo e il ruolo dei token è quella di distinguere tra Token fungibili e token non fungibili (NFT).

I token fungibili sono quelli che possiedono un valore identico e sono intercambiabili tra loro. Per essere considerato fungibile, un bene deve appartenere a una categoria omogenea, come il denaro, l’oro, le quote societarie o il petrolio che possono essere interscambiabili, sostituibili e divisibili.

Gli NFT, o non fungible token, rappresentano beni unici e indivisibili, come opere d’arte digitali, opere musicali o oggetti da collezione. A differenza dei token fungibili, che sono intercambiabili tra loro, ogni NFT ha un valore e un'identità unici.

Poco fa abbiamo approfondito il significato di fungible e di non fungible token, ora siamo pronti per approfondire i metodi di applicazione dei token: i diversi tipi di ruolo che possono avere i token e come vengono utilizzati.

Token di Utilità (utility token). I token di utilità sono progettati per fornire a chi li detiene la possibilità di accedere a prodotti o servizi specifici all'interno di un ecosistema (per esempio l’ecosistema aziendale). Anche se non sono progettati per essere un investimento vero e proprio, possono essere utilizzati dalle aziende che cercano capitali come una sorta di gift card:  una startup può consegnare ai nuovi investitori degli utility token che possono utilizzarli per accedere ai  prodotti o ai servizi aziendali.

Token di Sicurezza (security token). I token di sicurezza rappresentano una piccola parte di un asset negoziabile e vengono creati in seguito a un investimento in un progetto o in un’azienda. Diciamo che possiamo considerare il corrispettivo su blockchain dei titoli azionari. È attraverso i security token che le transazioni che coinvolgono questi asset possono essere registrate sulla blockchain e quindi tracciate in modo sicuro, univoco e trasparente.

Governance Token. Questi token permettono a chi li detiene di partecipare ai processi decisionali relativi all’ecosistema di cui fanno parte in modo decentrato, anche a distanza. Gli stakeholder che detengono token di governance possono quindi per esempio esprimere il loro voto su proposte che riguardano l’evoluzione del progetto aziendale.

Come abbiamo anticipato nell’introduzione a questo approfondimento sui token, spesso si fa confusione tra criptovalute, ma questi sono degli strumenti differenti.

Le criptovalute sono valute native di una blockchain e pertanto sono una parte integrata  e inscindibile della catena stessa.

I token, invece, vengono creati su blockchain già esistenti e sono regolati da smart contract.

Token e strumenti finanziari digitali: la differenza decisiva

Un token può rappresentare molte tipologie di beni o diritti. Uno strumento finanziario digitale resta invece uno strumento finanziario: cambia la modalità con cui viene emesso, registrato o trasferito, non la sua natura economica e giuridica.

Il Regolamento europeo MiCA disciplina le cripto-attività che rientrano nel suo perimetro, ma esclude quelle che si qualificano come strumenti finanziari ai sensi della normativa europea. Per queste ultime continuano ad applicarsi le regole finanziarie esistenti.

In Italia il Decreto-legge 17 marzo 2023, n. 25, noto come DL Fintech, ha introdotto un quadro per l’emissione e la circolazione di determinati strumenti finanziari in forma digitale. Le relative scritturazioni possono essere effettuate su un registro per la circolazione digitale tenuto da soggetti qualificati e iscritti nell’elenco della CONSOB.

La distinzione è importante: creare un token non trasforma automaticamente un’attività in uno strumento finanziario digitale e non rende automaticamente l’operazione conforme. Occorre valutare strumento, diritti, emittente, destinatari, regole di trasferimento e infrastruttura.

Immaginiamo una società che voglia emettere un’obbligazione in forma digitale.

Il token o la scritturazione digitale non sono il punto di partenza. Prima devono essere definiti l’emittente, l’importo, la durata, il rendimento, i diritti degli investitori, le condizioni di trasferimento e la documentazione richiesta.

Solo dopo si definisce l’infrastruttura attraverso cui lo strumento viene emesso e gestito. Il registro deve consentire di ricostruire titolarità, trasferimenti ed eventi che interessano lo strumento durante il suo ciclo di vita.

In questo caso la tecnologia non sostituisce le regole finanziarie. Serve a rendere più ordinata, tracciabile e gestibile l’operatività prevista da quelle regole.

Quando sono progettati correttamente, token e registri DLT possono contribuire a:

• rendere più tracciabili emissioni e trasferimenti;

• ridurre riconciliazioni tra registri separati;

• collegare meglio titolarità, documentazione e regole operative;

• automatizzare alcuni eventi attraverso logiche applicative;

• migliorare la verificabilità delle operazioni;

• supportare una gestione più continua del ciclo di vita.

Non tutti i progetti producono automaticamente questi benefici. La qualità del risultato dipende dalla governance, dalla sicurezza, dai controlli e dall’integrazione tra tecnologia e processi.

Tra gli elementi da valutare rientrano:

• classificazione giuridica errata;

• diritti collegati al token poco chiari;

• vulnerabilità tecnologiche o degli smart contract;

• gestione inadeguata delle chiavi e delle identità;

• scarsa liquidità;

• difficoltà di integrazione con processi e sistemi esistenti;

• governance insufficiente;

• aspettative non realistiche sui benefici della tokenizzazione.

La scelta dell’infrastruttura deve quindi partire dal caso d’uso e dal quadro regolamentare, non dalla tecnologia considerata isolatamente.

I token hanno diversi ambiti di applicazione: possono essere utilizzati per semplificare i processi di governance e per gestire i propri asset finanziari in modo sicuro e trasparente. Vuoi iniziare a integrare nella tua azienda i Token su blockchain? Fallo con Fleap. Siamo la prima azienda in italia ad essere autorizzata da Consob per la gestione e la tokenizzazione degli asset finanziari su blockchain secondo DL fintech. Grazie ai nostri servizi puoi tokenizzare i tuoi asset e gestire la governance della tua azienda in modo semplice e veloce. Visita Fleap.io e raccontaci del tuo progetto compilando il modulo di contatto gratuito : siamo qui per supportarti in questa transizione e aiutarti a far crescere la tua impresa.