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La BCE ha raccolto 127 contributi alla consultazione Appia. Ecco cosa emerge su interoperabilità, standard, governance e prossime tappe verso il 2028.
Tre.
È il numero di organizzazioni classificate come emittenti tra i 127 partecipanti alla consultazione pubblica sul progetto Appia dell'Eurosistema.
La maggior parte dei contributi proviene da fornitori tecnologici, banche, infrastrutture finanziarie e associazioni di settore. Un dato che offre una prima fotografia di chi partecipa alla progettazione del futuro ecosistema finanziario tokenizzato europeo.
Il 28 ottobre 2026, la Banca Centrale Europea ha pubblicato il report sui risultati della consultazione Appia, che raccoglie, in 21 pagine, gli orientamenti degli operatori sull'architettura delle reti, sulla moneta di banca centrale, sugli standard comuni e sulle modalità di collaborazione.
Di che cosa sia Appia e perché interessi aziende e investitori abbiamo già parlato. Adesso possiamo vedere concretamente le prime risposte del mercato all'Eurosistema.
Una premessa è fondamentale: il report presenta le opinioni dei partecipanti alla consultazione. Non contiene ancora le decisioni definitive sull'architettura di Appia.
La consultazione pubblica si è svolta dall'11 marzo al 22 aprile 2026, attraverso 18 domande aperte.
La partecipazione è stata prevalentemente europea: 85 risposte dall'Unione europea (67%), 14 dal resto d'Europa (11%), 21 dagli Stati Uniti (17%) e 7 dal resto del mondo (5%).
I gruppi più rappresentati sono i fornitori tecnologici e di dati, con 30 contributi, e le banche e gli operatori di mercato, con 27. Seguono associazioni e iniziative di standardizzazione, con 13 risposte, e fornitori di strumenti privati di settlement e infrastrutture di pagamento, con 11.
Gli investitori e gli operatori buy-side classificati come tali sono tre. Altrettanti gli emittenti.
La BCE precisa che questa classificazione è indicativa e che la consultazione, essendo volontaria, non costituisce un campione statisticamente rappresentativo del mercato.
Dei 127 rispondenti, 114 hanno presentato almeno una proposta per contribuire ai lavori di Appia, pari a circa il 90%.
Nel dettaglio, 103 hanno presentato più proposte, 11 una sola e 13 nessuna.
I contributi spaziano dalle analisi allo sviluppo di prototipi, dalle sperimentazioni agli approfondimenti giuridici e regolamentari. La seconda parte della consultazione è riservata e le proposte non equivalgono necessariamente a impegni operativi già formalizzati.
Il dato descrive comunque un interesse che va oltre la semplice espressione di un parere.
Il primo elemento di convergenza riguarda il ruolo della moneta di banca centrale, che i partecipanti sostengono ampiamente come riferimento per il settlement negli ecosistemi finanziari tokenizzati.
Il principio è coerente con l'impostazione della roadmap Appia e con la riflessione della BCE sul ruolo della tokenizzazione nei mercati europei.
Dal report emerge anche qualcos’altro.
Diversi operatori chiedono che l'accesso al settlement in moneta di banca centrale sia una caratteristica fondamentale della futura architettura, anziché un servizio da integrare successivamente.
Molti rispondenti guardano inoltre favorevolmente a un modello in cui la moneta di banca centrale tokenizzata conviva con strumenti privati, come depositi tokenizzati e stablecoin denominate in euro, preservando l'unità della moneta e mantenendo chiare le differenze giuridiche e di rischio.
Un'altra priorità riguarda la mobilizzazione delle garanzie e la gestione della liquidità tra le piattaforme DLT e le infrastrutture esistenti, per evitare che la frammentazione ne riduca i benefici.
Nel frattempo, il lavoro operativo è già iniziato: secondo il report, Pontes fornisce servizi di settlement in moneta di banca centrale dal 21 settembre 2026. L'Eurosistema accetta inoltre, a partire da marzo 2026, determinate categorie di titoli DLT come collateral nelle proprie operazioni.
Uno dei passaggi più rilevanti riguarda il rapporto tra l'infrastruttura comune e le attività commerciali.
La roadmap di Appia aveva già introdotto il concetto di network layer, il livello di base su cui potrebbe poggiare il futuro ecosistema.
La maggioranza dei partecipanti guarda favorevolmente all'idea di organizzare determinate funzioni come una shared utility, accessibile secondo criteri neutrali e non discriminatori.
Tra queste figurano la gestione dell'integrità dei registri, alcune funzioni di settlement, l'identificazione degli operatori, la sicurezza e gli strumenti di interoperabilità.
Il consenso diminuisce quando si deve decidere dove finisce l'infrastruttura comune e dove iniziano i servizi commerciali.
Gli operatori tendono a considerare l’emissione, la negoziazione, la custodia, l’asset servicing (servizi legati alla gestione degli strumenti e dei relativi diritti) e le operazioni societarie come attività in cui i fornitori devono poter continuare a competere.
Il rischio segnalato è che un'infrastruttura condivisa eccessivamente estesa finisca per competere con gli stessi operatori che dovrebbe servire.
Per evitarlo, diversi partecipanti propongono una chiara separazione dei ruoli, criteri di accesso trasparenti e modelli di governance neutrali, anche di tipo cooperativo.
Nessuno di questi modelli viene adottato dalla BCE nel documento.
Il dibattito sull'architettura di Appia è tra i più articolati.
Una rete comune potrebbe concentrare la liquidità, ridurre la necessità di collegamenti tra sistemi e semplificare la governance. Presenterebbe però il rischio di concentrare funzioni critiche su un'unica piattaforma.
Più reti interoperabili consentirebbero una maggiore diversità tecnologica e concorrenza, ma renderebbero più complessi il trasferimento della liquidità, l'interoperabilità e il coordinamento dei controlli.
Diversi operatori propongono anche una soluzione intermedia: rendere disponibile il settlement in moneta di banca centrale su un numero limitato di reti idonee, selezionate secondo requisiti trasparenti.
Questa configurazione potrebbe conservare parte dei vantaggi della concorrenza, mantenendo un quadro comune di accesso e di controllo.
La BCE dovrà verificare se e in che modo l'Eurosistema possa mantenere il pieno controllo sulla propria moneta nelle diverse configurazioni.
Dal report non emerge una preferenza architetturale condivisa da tutti i partecipanti.
Un altro elemento ricorrente riguarda l'autonomia strategica europea.
L'obiettivo di ridurre le dipendenze critiche gode di ampio sostegno, ma gli operatori propongono interpretazioni diverse su come raggiungerlo.
Per alcuni è importante che le funzioni essenziali siano gestite da soggetti europei, soggetti alle regole e alla supervisione dell'Unione. Altri sottolineano soprattutto la necessità di evitare la dipendenza da singoli fornitori, indipendentemente dalla loro provenienza.
Anche la tecnologia open source rientra nella discussione.
Il codice aperto può facilitare la verificabilità, la portabilità e l'indipendenza tecnologica. Alcuni rispondenti osservano, tuttavia, che l'effettiva autonomia dipende anche da chi mantiene il software, ne gestisce gli aggiornamenti e prende le decisioni tecniche.
Un progetto open source può dunque creare dipendenze rilevanti se il suo sviluppo resta sotto il controllo esclusivo di soggetti esterni.
Il report evidenzia inoltre che l'autonomia europea dovrebbe rimanere compatibile con l'interoperabilità internazionale, evitando l'isolamento dai mercati esterni all'Unione.
Tra le proposte di collaborazione, il primo Appia Building Block, dedicato all'interoperabilità degli asset e agli standard, ha suscitato il maggiore interesse.
Oltre il 70% dei rispondenti ha proposto di contribuire a questo ambito, mentre gli altri cinque Building Blocks hanno registrato manifestazioni di interesse da parte di circa la metà dei partecipanti ciascuno.
Gli operatori individuano quattro priorità per la standardizzazione: rappresentazione degli strumenti finanziari nei registri DLT, comunicazione tra reti, identificazione e autorizzazione dei partecipanti, allineamento delle regole di governance, di compliance e di accesso.
La proposta prevalente è procedere gradualmente.
Dove esistono già pratiche consolidate, gli operatori suggeriscono di trasformarle in standard condivisi. Negli ambiti meno maturi, preferiscono la ricerca e la sperimentazione, evitando di vincolare prematuramente il mercato a soluzioni tecniche ancora incerte.
Gli standard dovranno inoltre garantire la compatibilità con le infrastrutture finanziarie tradizionali.
Restano aperte questioni giuridiche e operative, dagli effetti del settlement on-chain alle responsabilità in caso di malfunzionamento degli smart contract, fino alla gestione delle chiavi crittografiche e all'aggiornamento dei protocolli.
Particolare attenzione va posta anche alla riservatezza delle informazioni. I partecipanti chiedono sistemi capaci di proteggere dati e posizioni commerciali, mantenendo la verificabilità, l’audit e i controlli regolamentari, anche attraverso meccanismi di accesso selettivo e tecniche crittografiche.
Appia prevede sei Building Blocks, dedicati all'interoperabilità e agli standard, alla politica monetaria e al collateral su DLT, alle infrastrutture per la moneta di banca centrale tokenizzata, ai collegamenti internazionali, alla sicurezza e alla resilienza, alla strategia di implementazione.
L'Eurosistema intende rafforzare il confronto attraverso l'Appia Contact Group, operativo da settembre 2026, e un nuovo gruppo dedicato agli standard europei.
Le attività analitiche e pratiche dovrebbero iniziare prima della fine del 2026. Nel 2027 sono previste sperimentazioni più complesse, in grado di collegare tra loro infrastrutture diverse.
Il percorso contribuirà al blueprint previsto entro il 2028.
La BCE ha individuato tre ambiti in cui avviare nuove collaborazioni: depositi e pagamenti tokenizzati, strumenti finanziari tokenizzati e la governance delle reti condivise.
Il report distingue inoltre le attività che possono essere svolte direttamente dagli operatori interessati da quelle che richiedono un coordinamento più ampio.
Le sperimentazioni su prodotti e servizi specifici possono essere condotte dai soggetti che li sviluppano, i quali poi ne condividono i risultati. La governance delle reti, gli standard comuni e le infrastrutture condivise richiedono invece un lavoro congiunto tra categorie diverse di operatori.
Le modalità di selezione dei partecipanti e il perimetro dei nuovi lavori saranno comunicati successivamente.
La consultazione mostra quanto articolate siano le esigenze degli operatori finanziari.
In questa fotografia, la presenza di tre organizzazioni classificate come emittenti è un elemento da osservare.
Il dato non consente di stabilire in che misura le loro esigenze siano effettivamente rappresentate nel lavoro complessivo di Appia. Segnala, però, l'importanza di coinvolgere anche chi utilizzerà le infrastrutture per emettere e amministrare strumenti finanziari.
È una prospettiva che Fleap ha già sostenuto nella propria partecipazione alla consultazione europea e che abbiamo approfondito nel resoconto del primo Appia Contact Group.
Tra le questioni che consideriamo particolarmente importanti rientra la capacità delle infrastrutture di preservare le informazioni necessarie per gestire la titolarità, i diritti e le condizioni degli strumenti finanziari nel corso del loro ciclo di vita.
Se una rete deve interagire con un'altra, occorre che i sistemi sappiano interpretare correttamente le informazioni scambiate e che siano definite le responsabilità operative.
Il report pubblicato il 28 ottobre rappresenta quindi una tappa precisa: l'Eurosistema dispone ora di una prima raccolta strutturata delle esigenze espresse dagli operatori e delle loro proposte di collaborazione.
La prova successiva consisterà nel trasformare questo interesse in standard e infrastrutture capaci di operare insieme, senza sacrificare la diversità degli operatori e dei servizi finanziari.
Il blueprint del 2028 dovrà essere valutato anche alla luce di questa esigenza.
Fonti
Banca Centrale Europea, Eurosystem report on the public consultation on the Appia Roadmap, ottobre 2026.