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Appia Contact Group: Fleap e l’interoperabilità europea

Fleap al primo Appia Contact Group della BCE: interoperabilità tra registri DLT, diritti degli investitori e infrastrutture finanziarie europee.

Appia: quali infrastrutture per il mercato europeo

Interoperabilità e portabilità degli strumenti finanziari

Pontes: collegare il titolo al pagamento

L’esperienza italiana di Fleap nei mercati privati

Il contributo degli operatori, già oggi

Come si possono collegare infrastrutture diverse mantenendo le informazioni, i diritti e le regole che definiscono uno strumento finanziario?

È la domanda che abbiamo portato alla prima riunione dell’Appia Contact Group, svoltasi a Francoforte il 21 e 22 settembre 2026. Nel confronto con la Banca Centrale Europea e gli operatori di mercato, Eleonora Mastrippolito ha rappresentato Fleap, condividendo l’esperienza maturata in Italia nella gestione di strumenti finanziari su registri DLT.

Con Appia, l’Eurosistema sta valutando insieme agli operatori come organizzare i servizi per gli strumenti finanziari tokenizzati: su quali reti, con quali collegamenti ai sistemi esistenti e con quale ruolo per le diverse infrastrutture.

Il percorso dovrà portare entro il 2028 a un blueprint, un documento con risultati, principi e raccomandazioni per orientare lo sviluppo del mercato. Tra gli obiettivi di Appia ci sono la sicurezza degli scambi, la concorrenza e l’autonomia strategica europea. La moneta di banca centrale resta il riferimento con cui l’Eurosistema intende sostenere la fiducia e la stabilità del sistema.

Come abbiamo approfondito nella nostra guida ad Appia per aziende e investitori, queste scelte riguardano anche chi utilizzerà le nuove infrastrutture. Per un’impresa che emette strumenti finanziari o un gestore che li acquista, conterà la possibilità di accedere a servizi diversi senza dover ricostruire ogni volta il collegamento tra sistemi.

Durante il primo incontro, la BCE ha presentato i risultati della consultazione pubblica. Ne emerge una richiesta ricorrente: standard comuni e compatibilità con le infrastrutture già in uso. La preoccupazione è che scegliere una piattaforma possa limitare l’accesso ai servizi di altri fornitori, creando dipendenza tecnologica, o vendor lock-in.

Dal lavoro sui registri nasce la nostra attenzione alla portabilità. Quando uno strumento interagisce con un’altra infrastruttura, occorre preservarne l’identità giuridica e mantenere coerenti le informazioni sulla titolarità, i requisiti degli investitori e le condizioni di trasferimento. Anche i diritti associati allo strumento devono continuare a essere gestiti correttamente.

Consideriamo un’azione il cui trasferimento richieda, in base allo statuto, l’approvazione del consiglio di amministrazione. Se l’operazione coinvolge una piattaforma esterna, bisogna stabilire come comunicare tale approvazione, chi aggiorna la titolarità nel registro e come gli altri soggetti ricevono conferma dell’aggiornamento. Progettare il collegamento significa tenere conto di questi passaggi e delle responsabilità di ciascuno.

«Nel lavoro sul registro, seguiamo le condizioni che consentono il trasferimento di uno strumento e i diritti che ne derivano per chi lo detiene. Un’approvazione da verificare o una posizione da aggiornare sono passaggi che incontriamo nella quotidianità operativa. È l’esperienza che abbiamo portato a Francoforte, per discutere di come gestirli anche quando intervengono piattaforme diverse», commenta Eleonora Mastrippolito.

Per noi, costruire collegamenti riutilizzabili significa partire da queste informazioni. Due infrastrutture devono poter riconoscere lo stesso strumento e distinguere, per esempio, una richiesta in attesa di approvazione da un trasferimento completato.

Concordare come rappresentare e scambiare questi dati permetterebbe di riutilizzare una parte del lavoro nei collegamenti con nuovi operatori. È la direzione che vogliamo sostenere nel confronto sull’interoperabilità: tecnologie differenti, capaci di attribuire un significato coerente alle informazioni necessarie per gestire gli strumenti.

Il collegamento riguarda anche il denaro. Nel regolamento contro pagamento, o delivery versus payment (DvP), la consegna del titolo avviene se, e soltanto se, avviene il pagamento corrispondente. Le due componenti dell’operazione sono quindi vincolate tra loro.

Il 21 settembre 2026 ha preso avvio la fase iniziale di Pontes, la soluzione dell’Eurosistema per il regolamento in moneta di banca centrale. Pontes collega le piattaforme DLT di mercato ai servizi TARGET; il primo Contact Group ha incluso un aggiornamento sull’avvio e sugli sviluppi successivi.

Per Fleap, il tema riguarda il percorso di uno strumento originato sul registro: come potrà raggiungere le infrastrutture che ne consentono la negoziazione e il regolamento? Comprendere questo collegamento significa affrontare insieme la gestione dello strumento e la sua interazione con gli altri servizi di mercato.

In Italia, Fleap è iscritta nell’elenco CONSOB dei responsabili dei registri per la circolazione digitale, ai sensi del DL Fintech. Il nostro contributo nasce dall’esperienza nella gestione degli strumenti, dei trasferimenti e dei processi societari.

Nel caso Sealence sui trasferimenti di azioni private, già raccontato sul nostro sito, verifiche, approvazioni e aggiornamento del registro sono stati collegati alla gestione dell’operazione all’interno della piattaforma. È un esempio di come le regole societarie entrino nei passaggi necessari a completare un trasferimento.

I mercati privati sono il punto di osservazione da cui portiamo il nostro contributo a un’iniziativa europea dal perimetro più ampio. Già nella posizione di Fleap sulla consultazione Appia avevamo sostenuto l’importanza di standard aperti, portabilità e integrazione di diritti e controlli nell’architettura fin dall’inizio.

La nostra visione è quella di un mercato in cui operatori specializzati possano collaborare, ciascuno con competenze e responsabilità definite, e gli strumenti possano essere utilizzati attraverso servizi e infrastrutture differenti.

Il primo incontro ha aperto anche il confronto sul lavoro pratico. Ai partecipanti è stato chiesto quali attività previste per il 2026 e il 2027 potessero contribuire allo sviluppo di Appia, quali competenze fossero disponibili e quanto tempo servisse per mobilitare risorse per eventuali sperimentazioni con l’Eurosistema.

Anche se non tutti gli operatori si muovono con la stessa velocità, e non tutti hanno gli stessi incentivi a rendere più aperti i propri sistemi. È una delle tensioni naturali di un mercato in evoluzione.

Per noi, il valore di questa fase sta nella possibilità di portare avanti esigenze già osservabili mentre le scelte architetturali sono ancora aperte. L’esperienza sul registro aiuta a individuare quali informazioni condividere, quali controlli coordinare e dove chiarire le responsabilità. 

Come service provider e partner tecnologico, stiamo cercando e continueremo a cercare operatori con cui sperimentare processi di interoperabilità reali, mettendo insieme registri, infrastrutture di mercato e servizi finanziari diversi.

Con questo spirito partecipiamo ad Appia: mettere l’esperienza maturata in Italia a disposizione del confronto europeo, per contribuire a un mercato in cui gli strumenti finanziari possano essere utilizzati tra infrastrutture diverse, mantenendo le regole e i diritti che li definiscono.