BCE, blockchain e mercati europei: il paradosso della tokenizzazione

La blockchain nasce fuori dalle istituzioni. Oggi, per la BCE, potrebbe diventare una delle leve più credibili per integrare davvero i mercati dei capitali europei.

Un problema europeo, ancor prima che tecnologico

La banca centrale torna al centro della scena

Pontes e Appia spiegano bene il cambio di approccio

Crescita sì, ma senza sopravvalutazioni

Perché questo discorso riguarda anche le imprese più piccole

Anche il regolamento istantaneo va preso con misura

Una partita più politica di quanto sembri

Per anni la blockchain è stata presentata come il contrario delle istituzioni. Un’infrastruttura pensata per funzionare senza banche centrali, senza intermediari, senza un centro riconosciuto.

Oggi in Europa sta accadendo qualcosa di molto diverso. La stessa tecnologia che era nata ai margini del sistema viene osservata dalla BCE come uno strumento utile a ridurre una debolezza storica dell’Unione: la frammentazione dei mercati dei capitali. Nel Macroprudential Bulletin di aprile 2026, pubblicazione della BCE sui rischi e i cambiamenti del sistema finanziario, la BCE lega la tokenizzazione alla Savings and Investments Union (se ti interessasse, abbiamo partecipato anche noi alla consultazione https://fleap.io/news/consultazione-ue-savings-investments-union-tokenizzazione) e la descrive come un possibile contributo a un ecosistema europeo dei digital asset più integrato, più liquido e più efficiente di quello attuale.

La lettura interessante è questa: la tokenizzazione conta meno come esercizio di digitalizzazione del singolo asset e molto di più come occasione per ripensare il modo in cui il capitale circola in Europa.

L’Europa non parte da zero. Parte da un limite noto da anni: tanti mercati nazionali, regole diverse, infrastrutture che dialogano male tra loro e una difficoltà persistente nel trasformare il risparmio in investimento produttivo su scala continentale. 

La Commissione ha rilanciato proprio per questo la Savings and Investments Union nel marzo 2025, con l’obiettivo di migliorare le opportunità di finanziamento per le imprese e i cittadini. Nella stessa comunicazione richiama anche un dato molto concreto: circa il 70% dei risparmi delle famiglie europee, pari a circa 10 trilioni di euro, è detenuto in depositi bancari.

Dentro questo quadro, la tokenizzazione smette di essere materia per addetti ai lavori o per gli entusiasti della blockchain. Diventa un tema di organizzazione del mercato. La BCE suggerisce che un ecosistema digitale costruito adesso potrebbe evitare almeno in parte le rigidità che l’Europa si trascina da decenni nei mercati tradizionali.

Qui emerge il paradosso più forte.

Per funzionare su scala, questo mercato digitale europeo non può reggersi soltanto su token, smart contract e standard tecnici. La BCE attribuisce un ruolo decisivo alla moneta di banca centrale on-chain, considerata necessaria per mantenere un’ancora di regolamentazione priva di rischio e per preservare la singleness of money in un contesto dove coesisteranno forme pubbliche e private di moneta digitale.

La narrativa iniziale della blockchain parlava di una disintermediazione radicale. La risposta europea, invece, va in un’altra direzione: usare la DLT senza rinunciare al ruolo della banca centrale come punto di riferimento per il settlement. Non è una smentita della tecnologia. È una sua reinterpretazione istituzionale.

Su questo terreno la BCE non si è fermata ai principi.

Pontes è la soluzione dell’Eurosistema, pensata per collegare le piattaforme DLT ai TARGET Services e consentire il regolamento delle transazioni tokenizzate in moneta di banca centrale. Il lancio del pilot è previsto entro il terzo trimestre del 2026.

Appia ha un raggio più ampio. La BCE e l’Eurosistema la presentano come un’iniziativa strategica per definire un ecosistema finanziario europeo tokenizzato più armonizzato, efficiente e resiliente, con un blueprint atteso nel 2028.

Letti insieme, questi due progetti mostrano bene il cambio di tono europeo: meno fascinazione per il singolo use case e molta più attenzione a evitare che la tokenizzazione generi una nuova somma di silos digitali.

Il mercato si sta muovendo, ma resta piccolo rispetto alle dimensioni della finanza globale.

La BCE stima che a febbraio 2026 gli asset tokenizzati su blockchain pubbliche valessero circa 38 miliardi di euro, contro 7,4 miliardi a inizio 2024. Nello stesso documento ricorda però che il totale degli asset finanziari globali, a fine 2025, era intorno ai 241 trilioni di euro. La crescita esiste, ma non autorizza a considerare la tokenizzazione come una trasformazione già compiuta.

Anche per questo la BCE insiste su quattro condizioni: moneta di banca centrale on-chain, interoperabilità, mercati secondari liquidi e adattamento del quadro regolamentare. Senza questi elementi si rischia di moltiplicare iniziative interessanti ma isolate, senza incidere davvero sulla struttura del mercato europeo.

Nel bulletin c’è anche un passaggio meno visibile, ma molto utile: i benefici potenziali per le imprese e i soggetti di minori dimensioni.

La BCE osserva che la strutturazione e l’emissione degli asset possono diventare più accessibili anche per entità più piccole, grazie a costi di transazione inferiori, a una maggiore standardizzazione e a una minore dipendenza da alcuni intermediari. Per chi oggi trova l’accesso al mercato sproporzionatamente oneroso, è un’indicazione rilevante.

C’è poi un altro aspetto, più vicino all’operatività aziendale. La BCE richiama casi in cui la DLT viene utilizzata per collegare la consegna di un prodotto al relativo pagamento, rendendo automatico il regolamento alla consegna. Per un’impresa questo significa meno incertezza, meno ritardi e una gestione del cash flow potenzialmente più ordinata.

Lo stesso documento richiama anche un possibile miglioramento nell’accesso ai finanziamenti, una base di investitori più ampia e una maggiore trasparenza per le società non finanziarie. La frazionabilità degli asset viene letta proprio in questa chiave: allargare l’accesso a mercati che oggi restano troppo chiusi o troppo costosi per una parte della domanda.

Infine, la BCE segnala che stanno emergendo collaborazioni tra banche e industria per esplorare l’uso dei depositi tokenizzati nella tesoreria aziendale, nella gestione della liquidità, nei pagamenti e nel trade finance. Non si tratta ancora di una normalità di mercato, ma di un’area che vale la pena osservare con attenzione.

La cautela, però, resta necessaria. La stessa BCE ricorda che questi benefici non derivano automaticamente dal mero fatto che esista un token. Servono interoperabilità, mercati secondari più maturi, asset di regolamento affidabili e un quadro regolamentare adeguato.

Uno dei passaggi più seri del bulletin riguarda il settlement.

Nel dibattito pubblico il regolamento istantaneo viene spesso presentato come un miglioramento lineare. La BCE è più prudente. Riconosce i vantaggi dell’atomic settlement sul rischio di controparte, ma osserva anche che il T+0 può aumentare il fabbisogno di pre-funding, ridurre le possibilità di netting e aumentare il costo-opportunità della liquidità. Per questo guarda con favore a modelli più flessibili, che lascino spazio a scelte diverse a seconda del tipo di operazione.

È una distinzione importante, perché riporta la discussione su un piano adulto. La qualità dell’infrastruttura non dipende da quanto è veloce in astratto, ma da come integra efficienza, liquidità, gestione del rischio e facilità d’uso.

Il testo della BCE non parla soltanto di tecnologia. Parla, in modo implicito ma molto leggibile, anche di sovranità monetaria, di autonomia europea e di standard di mercato.

Da qui nasce la tensione più interessante dell’intera vicenda. La blockchain, che all’inizio era associata a un ecosistema esterno alle istituzioni, viene ora riletta come uno strumento in grado di aiutare le istituzioni europee a ridurre la frammentazione, le dipendenze e le inefficienze storiche. Non c’è alcuna celebrazione ingenua della tecnologia. C’è, piuttosto, il tentativo di capire come usarla senza affidare il centro del sistema a logiche private, standard incompatibili o asset di regolamento non neutri.

La discussione europea sulla tokenizzazione è diventata molto meno astratta. Meno “cripto”, meno slogan sull’innovazione, meno entusiasmo automatico. Molto più mercato, regolamento, interoperabilità e politica monetaria.

Lo stiamo raccontando già da tempo. Stiamo vedendo che la blockchain ha smesso di essere raccontata come una tecnologia di fuga dalle istituzioni e inizia a essere trattata come una possibile infrastruttura europea, e globale, da governare con precisione. 

Fonte notizia: https://www.ecb.europa.eu/press/financial-stability-publications/macroprudential-bulletin/html/ecb.mpbu202604_02.it.html