Loading application...

Euro digitale e tokenizzazione: cosa cambia per la finanza regolata

Il Parlamento europeo avanza sull’euro digitale e il BIS rilancia la tokenizzazione. Cosa cambia per stablecoin, mercati privati e strumenti finanziari digitali.

Perché l'euro digitale è una questione di infrastruttura

Perché il BIS collega stablecoin e tokenizzazione

Project Agorá e il passaggio dai token all'infrastruttura

Cosa significa per i mercati privati

Il quadro italiano: dal DL Fintech agli strumenti finanziari digitali

Tokenizzazione regolata: il valore non è nel token, ma nel ciclo di vita

Conclusioni

Vuoi capire come un'infrastruttura regolata può supportare l'emissione, il registro e la gestione degli strumenti finanziari digitali? Parla con Fleap.

FAQ

Che cos'è l'euro digitale?

L'euro digitale è una criptovaluta?

Che rapporto c'è tra l'euro digitale e la tokenizzazione?

Perché la tokenizzazione è importante per i mercati privati?

Nel giro di pochi giorni sono arrivati due segnali importanti per chi segue l'evoluzione della finanza digitale in Europa.

Il primo riguarda l'euro digitale. Il 23 giugno 2026 la Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo ha adottato la propria posizione sul Single Currency Package, che comprende anche il regolamento relativo all'euro digitale. Il voto sul testo per l'istituzione dell'euro digitale si è concluso con 43 voti favorevoli, 14 contrari e 1 astensione.

Il secondo proviene dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, più nota per il suo acronimo BIS. Nel capitolo III dell'Annual Economic Report 2026, il BIS ha dedicato un'ampia analisi al futuro della moneta, delle stablecoin e della tokenizzazione nell'infrastruttura finanziaria globale.

Prese singolarmente, queste due notizie possono sembrare aggiornamenti istituzionali separati. Lette insieme, raccontano invece una direzione più profonda: la finanza digitale sta uscendo dalla fase sperimentale e entrando in quella infrastrutturale.

Il punto non è più soltanto creare nuovi strumenti digitali. Il punto è capire quali infrastrutture potranno sostenere moneta, asset, registri, pagamenti, governance e trasferimenti in modo affidabile, interoperabile e regolato.

Nel dibattito pubblico, l'euro digitale è spesso descritto come una nuova forma di pagamento elettronico. È vero, ma è una definizione incompleta.

Secondo la posizione adottata dalla commissione ECON, l'euro digitale sarebbe una forma elettronica di moneta emessa dalla Banca centrale europea, utilizzabile sia online sia offline. La componente offline è particolarmente rilevante, perché avvicina l’euro digitale ad alcune caratteristiche del contante: disponibilità anche in assenza di connessione, uso diretto tramite dispositivi locali e maggiore resilienza in caso di interruzioni dei sistemi digitali.

Il Parlamento europeo ha inoltre posto l'accento su tre elementi centrali: privacy, stabilità finanziaria e gradualità nell'attuazione.

Sul fronte della privacy, il testo richiama i principi di privacy by design e privacy by default. L'obiettivo è costruire un'infrastruttura in cui i pagamenti possano essere verificati senza esporre più dati personali di quanto necessario al funzionamento del sistema.

Per quanto riguarda la stabilità finanziaria, il progetto prevede limiti agli importi in euro digitali detenibili. La logica è evitare che l'euro digitale diventi uno strumento di accumulo alternativo ai depositi bancari, con possibili effetti indesiderati sul sistema finanziario.

L’implementazione sarà graduale. La posizione del Parlamento europeo non equivale all'approvazione finale della normativa. I mandati negoziali dovranno essere annunciati in plenaria e il testo finale dovrà essere negoziato con il Consiglio prima di entrare in vigore.

Questo dettaglio è importante. Il digital euro non è una rivoluzione già conclusa. È un'infrastruttura pubblica in costruzione, pensata per rafforzare la sovranità monetaria, la resilienza dei pagamenti e la fiducia nell'economia digitale europea.

Se il Parlamento europeo guarda alla moneta pubblica digitale, il BIS guarda all'architettura complessiva del sistema monetario e finanziario.

Nel suo Annual Economic Report 2026, il BIS riconosce che le stablecoin mostrano parte del potenziale della tokenizzazione: pagamenti più rapidi, programmabilità, trasferimento di valore attraverso infrastrutture digitali e la possibilità di automatizzare alcune fasi operative.

Allo stesso tempo, il BIS evidenzia un limite strutturale. Le stablecoin, nella loro forma attuale, non soddisfano pienamente alcune proprietà fondamentali della moneta: singolarità, convertibilità alla pari, elasticità della liquidità, interoperabilità e integrità finanziaria.

La singleness significa che un euro deve valere quanto qualsiasi altro euro, indipendentemente dall'emittente o dall'infrastruttura su cui circola. La convertibilità alla pari significa che la moneta privata deve poter essere convertita in moneta di banca centrale senza perdita di valore. L'interoperabilità significa che strumenti, piattaforme e intermediari devono poter comunicare tra loro senza creare frammentazione.

Il punto del BIS non è rifiutare l'innovazione. È l'opposto. La tesi è che la tokenizzazione può diventare davvero utile se viene integrata dentro un'architettura affidabile, regolata e coerente con il sistema finanziario esistente.

In altre parole, il futuro non passa semplicemente dalla sostituzione della moneta tradizionale con strumenti digitali privati. Passa dall'integrazione tra riserve di banca centrale tokenizzate, moneta bancaria commerciale tokenizzata, asset tokenizzati e infrastrutture interoperabili.

Uno degli esempi più concreti citati dal BIS è Project Agorá, l'iniziativa che coinvolge banche centrali e istituzioni finanziarie regolamentate per sperimentare una piattaforma condivisa per i pagamenti wholesale transfrontalieri.

Il punto interessante non è soltanto l'uso della tokenizzazione. Il punto è il modello infrastrutturale: una piattaforma comune, regole di partecipazione definite, depositi bancari commerciali tokenizzati, riserve di banca centrale tokenizzate e settlement atomico tra valute.

Questo approccio segna un cambio di prospettiva. Per anni il dibattito sulla tokenizzazione si è concentrato soprattutto sul token: che cosa rappresenta, come viene emesso, quale asset sottostante incorpora.

Oggi l'attenzione si sta spostando sull'infrastruttura. La domanda non è più soltanto: possiamo rappresentare un asset in formato digitale? La domanda diventa: come possiamo gestire in modo più efficiente, sicuro e governabile l'intero ciclo di vita di quell'asset?

È qui che la tokenizzazione smette di essere una parola tecnologica e diventa una questione operativa.

Per chi opera nei mercati privati, siamo di fronte a un passaggio “disruptive”.

La tokenizzazione degli strumenti finanziari non ha valore solo per il fatto di trasformare un asset in un token. Ha valore se rende più ordinata la gestione di emissione, registro, titolarità, trasferimenti, vincoli, governance, compliance e relazione con gli investitori.

In questo senso, il collegamento tra l'euro digitale, le stablecoin e la tokenizzazione non riguarda soltanto i pagamenti. Riguarda il modo in cui la finanza regolamentata sta ripensando le proprie infrastrutture.

Nei mercati del capitale privato, molte frizioni non derivano dall'assenza di strumenti finanziari. Nascono dalla complessità con cui quegli strumenti vengono emessi, amministrati, aggiornati e trasferiti.

Questo vale già nel mercato primario, dove un aumento di capitale, un'emissione obbligazionaria, un minibond, una quota di fondo o un trasferimento di azioni private non sono meri atti documentali. Sono momenti in cui cambiano i diritti, la titolarità, le informazioni, le responsabilità e le regole di governance.

Quando queste informazioni restano distribuite tra documenti, registri, intermediari e sistemi non sincronizzati, il processo diventa più lento, più opaco e più difficile da controllare.

È qui che un Registro DLT regolato può rivelarsi rilevante. Non perché aggiunge una componente tecnologica al processo, ma perché può rendere più leggibile e governabile il ciclo di vita dello strumento finanziario.

In Italia, questo tema ha già un perimetro normativo definito.

Il DL Fintech ha introdotto la possibilità di emettere e far circolare determinati strumenti finanziari in forma digitale tramite registri distribuiti. In questo contesto, il ruolo del Responsabile del Registro diventa centrale: non si tratta solo di gestire una tecnologia, ma di presidiare un'infrastruttura che deve garantire l'integrità, la sicurezza, la continuità e la correttezza delle scritturazioni.

Questo è il punto che spesso manca nel dibattito generale sulla tokenizzazione. Non basta dire che un asset è digitale. Bisogna capire dove viene registrato, chi ne governa il registro, quali regole disciplinano il trasferimento, come vengono aggiornate le informazioni e come vengono tutelati emittenti e investitori.

Per Fleap, la tokenizzazione regolamentata degli strumenti finanziari va letta proprio in questa direzione. Il beneficio non è creare un token fine a sé stesso. Il beneficio è costruire un'infrastruttura capace di collegare emissione, registro, governance, lifecycle e trasferimento.

La direzione indicata dal Parlamento europeo e dal BIS converge su un principio comune: la prossima fase della finanza digitale non sarà definita solo dagli asset digitali, ma dalla qualità delle infrastrutture che li rendono utilizzabili.

Questo vale per la moneta. Vale per i pagamenti. Vale per gli strumenti finanziari digitali. E vale in particolare per i mercati privati, dove efficienza, fiducia, tracciabilità e governance sono spesso più importanti della liquidità immediata.

Un asset tokenizzato, da solo, risolve poco se resta isolato da processi, regole e responsabilità. Diventa invece più utile quando nasce o circola all'interno di un sistema in grado di aggiornare il registro, gestire i vincoli, rendere leggibili le titolarità, supportare i trasferimenti e mantenere la continuità operativa nel tempo.

È questa la differenza tra una tokenizzazione presentata come promessa tecnologica e una tokenizzazione regolata, concepita come infrastruttura di mercato.

Le novità di questi giorni non annunciano una trasformazione immediata. Indicano però una traiettoria chiara.

L'Europa sta lavorando a una forma digitale di moneta pubblica. Il BIS sta spingendo il dibattito oltre le stablecoin, verso infrastrutture tokenizzate in grado di preservare la fiducia, l'interoperabilità e la solidità del sistema finanziario.

Per i mercati privati, il messaggio è particolarmente rilevante. Il futuro della tokenizzazione non si giocherà solo sulla possibilità di rappresentare digitalmente un asset, ma sulla capacità di gestirlo in modo più efficiente, regolato e governabile lungo tutto il suo ciclo di vita.

La domanda, quindi, non è più se la finanza diventerà digitale. La domanda è quali infrastrutture saranno abbastanza solide da renderla davvero utile.

L'euro digitale è una forma elettronica di moneta di banca centrale che la BCE potrebbe emettere per affiancare il contante e i pagamenti digitali esistenti. Secondo la posizione del Parlamento europeo, dovrebbe funzionare sia online sia offline.

No. L'euro digitale sarebbe moneta pubblica emessa dalla Banca centrale europea. Non una criptovaluta privata né una stablecoin emessa da un soggetto privato.

Il rapporto non è diretto sul piano normativo, ma è strategico sul piano infrastrutturale. Entrambi i temi riguardano la trasformazione del modo in cui la moneta, gli asset e le informazioni finanziarie possono essere registrati, trasferiti e gestiti in ambienti digitali.

Perché può rendere più efficiente la gestione di strumenti finanziari non quotati, come azioni, obbligazioni, titoli di debito, quote di fondi e operazioni sul capitale. Il valore non risiede solo nella rappresentazione digitale dell'asset, ma anche nella gestione del suo ciclo di vita.

Fonti esterne

Parlamento europeo, Digital euro: MEPs want to ensure sovereignty, privacy and financial stability

BIS, Annual Economic Report 2026, Chapter III, Anchoring trust in money: innovation beyond stablecoins

BIS Innovation Hub, Project Agorá: exploring tokenisation of wholesale cross-border payments