Nel primo semestre 2026 il private debt cresce del 62%, ma le imprese finanziate calano. Analisi dei dati AIFI-CDP e del peso dei grandi investimenti.
Nel primo semestre del 2026 il private debt italiano ha raggiunto 3,9 miliardi di euro di investimenti, il 62% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Una crescita considerevole, che conferma il peso assunto dal capitale di debito privato nel finanziamento delle imprese.
Eppure, nello stesso periodo, il numero di società finanziate è diminuito del 5%, passando da 81 a 77.
Sono i dati pubblicati il 13 ottobre da AIFI, in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti. Due indicatori che, letti insieme, raccontano di un mercato capace di muovere più capitali, ma senza un corrispondente ampliamento della platea delle imprese finanziate.
Approfondendo l'analisi della distribuzione degli investimenti, emerge un dato ancora più significativo. Circa il 93% della crescita registrata nel semestre è riconducibile alle operazioni da almeno 100 milioni di euro.
Per comprendere come sta cambiando il private debt italiano, conviene partire proprio da questa differenza.
Tra gennaio e giugno 2026, gli operatori del private debt hanno investito 3.928 milioni di euro, contro i 2.421 milioni del primo semestre 2025.
La differenza è di circa 1,5 miliardi di euro.
La presentazione AIFI-CDP consente di distinguere gli investimenti in base alla dimensione delle operazioni e di ricostruire l'origine dell'incremento. Dimensione delle operazioni I sem. 2025 I sem. 2026 Variazione Da 100 milioni in su 1.314 mln €
2.715 mln €
+1.401 mln €
1.107 mln €
1.213 mln €
+106 mln €
2.421 mln €
3.928 mln €
+1.507 mln €
Fonte: elaborazione Fleap su dati AIFI-CDP, primo semestre 2026. La classificazione dimensionale considera l'importo complessivamente investito nella società da tutti gli operatori coinvolti.
Fonte: elaborazione di Fleap su dati AIFI-CDP, primo semestre 2026. La classificazione dimensionale considera l'importo complessivo investito nella società da tutti gli operatori coinvolti.
Dei 1.507 milioni aggiuntivi, 1.401 provengono quindi dalle operazioni di maggiore importo.
In altre parole, quasi 93 euro su 100 euro di incremento degli investimenti si concentrano nei deal da almeno 100 milioni.
Anche le operazioni di taglia inferiore crescono, passando da 1.107 a 1.213 milioni, ma con un incremento decisamente più contenuto, pari a circa il 10%.
Il risultato suggerisce che, almeno nel semestre osservato, l'espansione del mercato è stata trainata soprattutto dalla capacità degli operatori di finanziare operazioni di grandi dimensioni.
È un segnale importante per la profondità del mercato italiano. Non dimostra, tuttavia, che il private debt stia diventando una possibilità concreta per un numero crescente di imprese.
Un secondo indicatore aiuta a completare il quadro.
Secondo AIFI, il ticket medio per società finanziata è passato da 29,9 milioni di euro nel primo semestre 2025 a 51 milioni di euro nel 2026, con un incremento del 71%.
Il dato risente inevitabilmente delle operazioni più grandi. Per questo, è utile osservare anche la media calcolata escludendo gli investimenti di almeno 100 milioni.
In questo caso, il ticket medio passa da 14,6 a 18,1 milioni di euro, con una crescita del 24%.
La dimensione media delle operazioni aumenta, dunque, anche al di sotto della soglia dei 100 milioni.
Questi numeri non indicano necessariamente che le imprese più piccole siano state escluse dal mercato. Il campione AIFI comprende realtà di dimensioni diverse: il 46% delle società per cui è disponibile il dato occupazionale ha meno di 250 dipendenti, mentre il 51% di quelle per cui è noto il fatturato registra ricavi compresi tra 10 e 100 milioni di euro.
Servirebbero ulteriori informazioni per distinguere un cambiamento strutturale della domanda da una maggiore selettività degli investitori o dalla semplice concentrazione di alcune operazioni nel semestre.
Resta però evidente una caratteristica: il private debt italiano sta crescendo molto più velocemente in termini di importi finanziati che in termini di numero di imprese raggiunte.
Quando si parla di private debt, è importante distinguere le diverse forme che può assumere.
Il perimetro osservato da AIFI comprende finanziamenti, obbligazioni e altri strumenti di debito collocati al di fuori dei tradizionali circuiti di credito bancario. La rilevazione esclude le banche, le piattaforme di digital lending e i fondi di turnaround.
Nel primo semestre 2026, il 61% delle operazioni per numero ha assunto la forma di finanziamento, mentre il 33% ha riguardato obbligazioni o minibond.
La distribuzione cambia a seconda del valore investito: obbligazioni e minibond rappresentano il 53% dell'ammontare complessivo, contro il 46% dei finanziamenti.
È un dato rilevante per le imprese che valutano il mercato obbligazionario come alternativa o complemento al finanziamento bancario.
Ma emettere un titolo di debito richiede una valutazione che va oltre il capitale ottenibile e il relativo costo finanziario.
Per un'impresa conta anche quanto lavoro occorre per strutturare l'emissione, amministrarla e rispettarne le condizioni per tutta la durata.
La dimensione del titolo può alterare sensibilmente l'equilibrio economico di queste attività.
Consideriamo due ipotetiche emissioni obbligazionarie, una da 5 milioni di euro e una da 50 milioni.
La seconda raccoglie dieci volte il capitale della prima. Questo, però, non significa che richieda dieci volte il lavoro amministrativo.
Una parte delle attività necessarie per amministrare il titolo può rimanere sostanzialmente invariata, indipendentemente dall'importo. Altri costi variano in base alla complessità, alla struttura o alle caratteristiche dell'operazione, e non tutti sono comprimibili tramite la tecnologia.
Quando il capitale raccolto è inferiore, le componenti di costo meno sensibili alla dimensione dell'emissione possono incidere in misura maggiore in proporzione.
Per un emittente, quella differenza contribuisce a determinare la convenienza dell'intera operazione.
Il ragionamento non riguarda soltanto la fase iniziale. Un'obbligazione può rimanere in circolazione per diversi anni, durante i quali l'impresa deve continuare ad amministrarla in conformità al regolamento di emissione e alle norme applicabili.
Migliorare l'organizzazione di queste attività può contribuire a ridurre alcuni oneri operativi. Rimangono, naturalmente, il costo del capitale, la valutazione del merito creditizio, il lavoro degli advisor e la necessità di trovare investitori interessati.
La tecnologia può intervenire su una parte del problema, senza pretendere di risolverlo interamente.
Anche Fleap opera in questo specifico ambito: la digitalizzazione dell'emissione e della gestione degli strumenti finanziari, comprese le obbligazioni, nei casi consentiti dalla normativa applicabile.
L'obiettivo è rendere più ordinata e sostenibile la componente operativa del finanziamento, un aspetto che assume particolare rilievo quando le dimensioni dell'emissione sono contenute.
Per approfondire il funzionamento di questi strumenti, leggi anche "Minibond: cosa sono, dati di mercato e nuova efficienza operativa".
I dati AIFI-CDP del primo semestre 2026 descrivono un settore in grado di attrarre capitali e finanziare operazioni sempre più consistenti.
La raccolta, arrivata a 1.082 milioni di euro, ha già superato l'ammontare registrato nell'intero 2025. E gli operatori internazionali hanno rappresentato il 92% del valore degli investimenti del semestre.
È un mercato che dimostra capacità finanziaria, ma i dati disponibili lasciano aperta una questione importante per gli emittenti.
Per valutare in che misura il private debt stia effettivamente ampliando le possibilità di finanziamento delle imprese italiane, sarà utile osservare l'evoluzione del numero di società finanziate, la distribuzione dei ticket e il peso delle operazioni di piccole dimensioni.
Accanto a questi indicatori, merita attenzione anche l'economia delle singole emissioni, inclusi i costi di amministrazione nel tempo: un aspetto che la ricerca AIFI non misura direttamente.
I 3,9 miliardi investiti mostrano quanto capitale il mercato riesce a mobilitare oggi. La possibilità di rendere sostenibili operazioni di diverse dimensioni contribuirà a determinare quante imprese potranno effettivamente utilizzarlo.
Fonte principale: AIFI-CDP, Il mercato italiano del Private Debt, primo semestre 2026, pubblicato il 13 ottobre 2026. Comunicato e presentazione ufficiale.